MUSEO EGIZIO E GEOTERMICO: l'Eco delle Città intervista l'ing. Giuseppe Bonfante sui nuovi impianti del Museo

L'Eco delle Città, nell'articolo dedicato all'impianto geotermico del Museo Egizio, riporta l'intervista fatta all’ing. Giuseppe Bonfante ( Amministratore Delegato delle società PREOCO e ONLECO di Torino) sul progetto e i perché della scelta del geotermico.

Riportiamo di seguito l'intervista mentre qui è possibile leggere l'articolo completo.


Qual è stato il ruolo di PROECO nella ristrutturazione dell'edificio? Di cosa si sono occupate?

Le società Onleco e PROECO in regime di partenariato hanno collaborato nel progetto di riqualificazione del nuovo Museo Egizio e nella sua realizzazione. Onleco ha svolto la consulenza specialistica per l'acustica, il risparmio energetico e la climatizzazione. PROECO ha redatto il progetto degli impianti di climatizzazione, idrico sanitari e antincendio e ha svolto la direzione operativa dei lavori di realizzazione degli stessi.

Quanto sono durati i lavori?

I lavori sono durati da novembre 2011 a marzo 2015. Attualmente sono in corso di completamento alcune opere di finitura e messa a punto degli impianti che si concluderanno nel corso del mese di maggio 2015.

Perché è stato scelto il geotermico per alimentare la pompa di calore? Esistevano altre soluzioni?

La soluzione progettuale con pompa di calore alimentata ad acqua di pozzo (geotermia) consente di disporre di un impianto ad alta efficienza in quanto la sorgente di calore per la produzione di caldo e di freddo si trova ad una temperatura costante tutto l’anno (circa 15 °C) e quindi ad un valore più vicino alla temperatura che si manterrà all’interno degli ambienti (20 °C d’inverno e 26 °C d’estate). Ciò permette di impiegare meno energia elettrica rispetto a quella che sarebbe necessaria con una pompa di calore ad aria, in quanto, la temperatura di questa sorgente varia molto di più durante l’arco dell’anno.

Poiché l’edificio è tutelato, sarebbe stato possibile derogare alle norme per il risparmio energetico e all’uso delle energie rinnovabili, e quindi si sarebbero potute adottare soluzioni impiantistiche tradizionali, meno costose ma assai meno efficienti. Grazie alla sensibilità e all’impegno economico della committenza si è reso possibile adottare questa soluzione d’avanguardia, in linea con le più recenti normative sul risparmio energetico e la riduzione di inquinanti e con un ottimo impatto ambientale, anche dal punto di vista del rumore. Tutte le macchine più rumorose, pesanti e ingombranti sono collocate nel piano interrato dell’edificio senza che vi siano problemi di inquinamento acustico ed estetico o problemi strutturali. E’ stato inoltre utilizzato il sottoetto per la collocazione della centrale termica e delle unità di trattamento aria ripercorrendo una soluzione già adottata dagli impianti preesistenti e quindi senza impattare sugli spazi espositivi.

Grazie all'impianto geotermico quanto risparmia il museo, sia in termini di efficienza energetica che di denaro? può indicarmi alcuni dati?

Considerando i costi di energia primaria attuali sono stati stimati i tempi di ritorno dell’investimento in un intervallo compreso tra i 7 e gli 8 anni (tempi coerenti con le indicazioni della letteratura di settore) grazie ad un risparmio stimabile in 75.000 €/anno rispetto ad un sistema impiantistico di tipo tradizionale.

A quale profondità arrivano le sonde dell'impianto geotermico?

L’impianto geotermico si compone di due pozzi di prelievo dell’acqua di falda (ciascuno di portata massima di 25 l/s) e di uno di restituzione (di portata massima di 50 l/s).

Ciascun pozzo ha una profondità di circa 40 metri e un diametro netto di circa 60 cm.

Mediante elettropompe sommerse l’acqua viene emunta dai pozzi di prelievo realizzati nel cortile interno dell’edificio. Una volta utilizzata l’acqua viene reimmessa nel pozzo di restituzione realizzato nella via Accademia delle Scienze in prossimità dell’ingresso principale al museo.

Perché l'uso di due vasche?

L’acqua prelevata dai pozzi viene immessa nella prima vasca di raccolta in modo che eventuali residui si depositino sul fondo. Tale vasca ha inoltre la funzione di serbatoio di energia in modo da fronteggiare le punte di carico che, dal calcolo del fabbisogno, richiedono una portata leggermente superiore a quella che i pozzi sono in grado complessivamente di garantire.

Anche la portata d’acqua in restituzione non deve mai superare il valore massimo di 50 l/s. Per questo motivo, in corrispondenza delle punte di carico di cui sopra, la quota parte eccedente viene riversata nella seconda vasca e poi, terminato il periodo di punta, reimmessa nel pozzo di restituzione.

Quali sono state le fasi più critiche dei lavori?

Nella riqualificazione di un edificio storico nel centro di una città metropolitana, non c’è niente di semplice. Dall’approvvigionamento dei materiali, alla loro installazione e integrazione nel contesto architettonico. Per non parlare del coordinamento generale dei lavori tra il team di progettisti, l’impresa e gli enti di vigilanza esterni. Di questa importantissima funzione bisogna rendere merito alla magistrale e paziente attività svolta dal nostro Direttore dei Lavori: l’arch. Cosimo Turvani della società ICIS che si è occupata anche della progettazione architettonica (con lo studio Isola) e di quella strutturale.

Sicuramente una fase critica è stata rappresentata dal trasporto e montaggio delle pompe di calore con un tiro in alto di apparecchiature da 4.000 kg sorvolando un edificio storico d’immenso valore sia dal punto di vista architettonico che del contenuto.

Si ritiene soddisfatto del lavoro svolto?

E’ stata un’esperienza unica e forse irripetibile nella vita professionale di un progettista. Sono molto soddisfatto del lavoro che abbiamo svolto, sia dal punto di vista del risultato tecnico qualitativo che del rapporto di collaborazione che si è creato tra tutti i componenti del team che ha permesso di realizzare questo importante progetto.

Sarebbe stato possibile sperimentare qualcosa di più innovativo per il museo?

Credo proprio di no. Diverso sarebbe stato per un edificio di nuova costruzione con molte più libertà in termini di scelte progettuali. Per un edificio storico come il Museo Egizio di Torino credo sia stato fatto proprio il massimo possibile.